Scommetti che non potrai più fare a meno del “whiffling”?

Un altro stereotipo va al macero e riguarda l’uso spregiativo del termine OCA. Prometto solennemente di impegnarmi a usare almeno due volte a settimana questo volatile in un contesto non dico positivo, bensì eroico.

Ma partiamo dalla cronaca. Che come sempre ha a che fare col guardare e non col commentare. Questa clamorosa differenza può sfuggire al giornalista, ma è più difficile che sfugga al fotografo. Lui deve guardare, essenzialmente. E beato lui.

Spesso anche chi guarda vede solo a posteriori quel che ha guardato. Mi spiego usando al storia in questione. Vincent Cornelissen è un fotografo di natura e animali e si è trovato in una riserva naturale olandese a fotografare le oche in un giorno di brutto tempo. Raffiche di vento, pioggia, le povere creature erano indaffarate in un volo alquanto impegnativo.

Il fotografo ha documentato la situazione. E a me sarebbe già parso da applausi, vuoi che non sia meraviglioso godersi gli scatti di OCHE NELLA TEMPESTA? Ne farei lo spunto per l’esame di coscienza quotidiano. Ma il clamoroso doveva ancora arrivare. Guardando i propri scatti in un momento successivo, Cornelissen si è accorto di aver catturato un’istantanea quasi incredibile.

Come si suol dire, aveva – a sua insaputa – colto l’attimo. Però si è anche reso conto che nessuno avrebbe creduto ad uno scatto reale, l’immagine sembrava davvero un fotomontaggio di Photoshop. E qui torna buono dirsi di quanto la realtà sia una passo avanti a tutti i ritocchi artificiali.

Ecco qui lo scatto.

L’oca che vola sottosopra. Pura realtà, nessun ritocco in postproduzione e complimenti al collo snodabile dell’oca. C’è di più oltre alla stranezza assoluta della foto.

Ed è qui che entra in gioco il whiffling. Letteralmente significa ‘sbuffare’, già questo ce lo rende un termine amico. Ma è il nome che indica la strategia di volo di certi uccelli in mezzo alla tempesta. Per scendere rapidamente a terra – se si trovano a volare in mezzo a raffiche di vento ingestibili (da cui il campo semantico dello sbuffare) – l’aerodinamica delle ali permette loro una manovra acrobatica. Scendono percorrendo traiettorie a zigzag e capovolgono ile ali all’ingiù per essere più veloci nella discesa.

In pratica le ali sono come lo spoiler delle auto di F1. Questo lo ha detto un ingegnere meccanico che ha commentato la foto, aggiungendo che la userà per fare lezione di aerodinamica ai suoi studenti. Banalmente: se le ali all’insu generano una forza che solleva, le ali all’ingiù generano una forza che va verso il basso. L’ingegnere meccanico ha anche citato il teorema di Bernoulli … ma su questo io alzo le mani in segno di resa.

Lontana anni luce dai teoremi e dalla meccanica, io ne ricavo una legge di vita essenziale.

vola come un’oca

Whiffling è il nostro verbo quotidiano. Siamo oche nella tempesta, ce la caviamo solo a rovescio. Basta retorica sugli eroi che escono a schiena dritta dai casini, noi ci usciamo col collo storto. Non spezzato.

E’ inutile affrontare una tempesta a testa alta. Occorre ribaltarsi, spezzarsi, essere liberi di capovolgersi. Servono a uno scopo anche le ali all’ingiù. Stai a vedere che servono anche gli occhi semichiusi dalla stanchezza e i piedi gonfi. Proviamoci e stiamo a vedere. Non è aerodinamica la presunzione di essere forti nei momenti difficili. Quando si mette male occorre essere flessibili. E toccare terra il prima possibile.

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