Non avrai altro Dio all’infuori di me

Conosco bene il mio mal di testa. Cefalea muscolotensiva. E so che gli attacchi più brutti arrivano nei giorni in cui mollo la presa, dopo un certo periodo di fatica, ansia e impegno.

Lunedì scorso ho consegnato un grosso lavoro e da allora il mal di testa non mi dà tregua. Pesante, con vertigini e nausea. So cosa succede. Ho tenuto duro per mesi, ora ho preso fiato. E il corpo mi manda un segnale chiaro: ahia.

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Cemento armato

Allora mi sono presa il tempo di pensare ai mesi appena trascorsi. Sono stata a denti stretti, mentalmente più che fisicamente. Ero alla prova su più fronti (un trasloco impegnativo che ci lascia tuttora in sospeso, il rapporto con mio padre che è precipitato in incomprensioni e violenze psicologiche, il carico di lavoro eccessivo e a cui però non potevo sottrarmi). Mi sono comportata come una statua di cemento armato, robusta e indistruttibile. Una maschera di forza e nervi saldi.

Cosa sarebbe successo se avessi mostrato incertezze a tenere il timone nella tempesta? Avevo l’incubo di cedere, la testa ha moltiplicato l’impegno nella concentrazione, nell’analisi, nel prevedere i colpi e pararli. Ora ha ceduto, come la cera di una candela che si scioglie.
Almeno sul fronte lavorativo può prendere fiato e allora si è sfogata. La mia cefalea è il pianto a dirotto di una testa che si è rotta le scatole di essere una sentinella in allerta, un re sul trono, un cane da guardia h 24.

Se io sono il mio Dio

Ho condiviso certi miei fatti personali non perché siano eclatanti, ma proprio perché credo che tutti ci si possa riconoscere in questa trama di impegni, fatiche, incognite. Ed è stato proprio grazie a questo gran brutto mal di testa che ho pensato in modo completamente nuovo e inaudito (per me…) al primo comandamento.

In fondo il mio primo comandamento è sempre un altro: non avrò altro dio all’infuori di me. Nel mio regno comando io. Io sto allerta e io pianifico. Io ho paura e io piango. Io giudico e io ringhio. Io. Non c’è altro all’infuori di me. La mia forza è la mia capacità di essere forte, guardinga, capace, all’altezza. Ed è un delirio e un incubo.

Da ogni parte ci spingono e invitano a essere padroni del nostro destino. Sembra il massimo tenere lo scettro del potere delle proprie scelte, del proprio spazio, dei propri sogni. E dicono “non farti condizionare”. E dicono “sii il cambiamento che desideri essere”. E dicono “potere è volere”. Sono tutti mattoni per costruire un regno pensato, fondato e comandato da un solo sovrano: io.

E poi, quando ci abiti è un incubo. La corona di una presunta onnipotenza pesa troppo. Posso sforzarmi di essere padrone di tutto, posso essere cemento armato di volontà e tigna e intraprendenza. E scoppio. E urlo. E cedo. Perché tutto quello che mi circonda, e anche il mio stesso intimo, eccede – è più grande – delle mie capacità gestionali.

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Venga il tuo regno

Cosa significa davvero il primo comandamento? E perché è proprio il primo?

Perché è la porta d’ingresso nel regno della libertà.

“Non avrai altro Dio all’infuori di me” suona molto autorevole e netto, a prima vista. Astrattamente sembra l’imposizione di un dittatore. O così o niente. Ma se facciamo un salto nella vita reale, quella frase è una grande liberazione. Sottintende che noi possiamo prendere fiato e essere abbracciati. Mi spiego.

Ricordo certe sere in cui tornavo sfinita a casa, da giornate di studio e lavoro. Entravo e mia madre mi diceva: “Fatti la doccia e vieni, ti ho fatto il polpettone”. Era come se potessi buttare via lo zaino con tutta la mia zavorra di paura e fatica. Ora sono a casa, ora comanda e cucina qualcun altro.

Se un Dio – padre – dice: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, sta innanzitutto dicendo: non sei costretto a essere Dio, puoi respirare, qui sto io di guardia. Sta quindi implicando anche: non sei da solo, non sei costretto a essere forte, pronto, all’altezza. Dio dice: entra nel mio regno, dove non devi fare altro che essere. Prendi fiato, dice Dio, ci sono io che veglio e dirigo e tengo in piedi il mondo affinché tu possa adempiere il tuo destino.

A pensarci bene è un comandamento pronunciato da una voce che ha una tenerezza infinita. E’ l’Amore che si mette di guardia e tiene fuori dal recinto tutto ciò che potrebbe schiacciarci e opprimerci. E’ l’Amore che ci chiama dentro un abbraccio capace di proteggerci senza se e senza ma. Al di fuori di Dio ci sono molti idoli che si travestono da dèi. E ci invitano a venerarli, a chiamarli padroni. Anche l’Ego è tra loro. E l’unico vero Dio – Padre – caccia fuori tutti questi parassiti, si impone come unica Presenza autorevole. Ed è come la porta blindata, che si erge a protezione, che tiene fuori gli estranei usurpatori della nostra anima.

Chi comanda in realtà serve

La mia cefalea esplode quando sono fuori dal regno di Dio, quando decido di stare fuori dall’unico posto libero in cui non sono costretta a impormi di essere una padrona severa e a denti stretti.

La voce del primo comandamento è autorevole, inappellabile, non lascia margine di deroga. Ma non è centrata su Dio, è centrata sull’escludere quel che è all’infuori, nel momento in cui si entra nel regno di Dio. Non c’è posto per l’ansia che rode lo stomaco, non c’è spazio per l’incubo di non essere all’altezza, non c’è posto per il terrore di essere abbandonati a incognite ingestibili.

Tutti questi scenari esistono nel regno del ‘non avrò altro dio all’infuori di me’. Ma nel momento in cui metto al timone Dio e solo Dio, il regno del terrore di cui è capace il mio io sparisce.

NB: non sto dicendo che entrare nel regno di Dio significa godersi la pace del paese delle meraviglie. Dico solo che è l’alternativa alla dittatura dell’Ego. So bene cosa succede nel regno dove comando io, finisco per essere la peggiore nemica della mia libertà. Quando mia madre mi apriva la porta di casa e, vedendomi sfinita, mi diceva: “Basta, ora ci penso io” non mi sono mai sentita schiava del suo potere, era lei che si metteva al mio servizio.

E così quando Dio afferma: “Non avrai altro Dio all’infuori di me” ha le maniche rimboccate di chi si mette a nostra disposizione. Si prende l’onore di un peso che toglie a noi, per liberarci. Ci libera da dittatori feroci che abitano nel nostro cuore e nel pensiero dominante di un mondo senza speranza. Ci rende liberi di investire la nostra presenza unica e irripetibile in tutto ciò che è nelle nostre corde, esprimere i talenti, incontrare chi ci è a fianco, apprezzare l’esistente, dare la vita e il sudore e il dolore per tutto ciò che vale il nostro amore.

Lui regge, noi siamo.

Photo by Nida on Pexels.com

2 commenti

  1. Bellissime riflessioni che rileggerò e rileggerò. Ci sono io in tutto questo, cefalea cronica compresa.🤕 Resto sempre stupita da chi sa raccontare così bene ciò che vivo e che io stessa non saprei esprimere meglio e dal tempismo con cui certi articoli arrivano proprio al momento giusto, quando sto vivendo proprio quelle situazioni lì. Grazie, complimenti!

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