Cucire bottoni

Fine anno. Niente oroscopi, grazie.

Non sono neppure in vena di buoni propositi. Sento piuttosto il bisogno di uno sguardo che mi faccia compagnia. Ci vuole un’ipotesi concreta, reale e realizzabile per stare dentro i minuti che viviamo. Senza pensare al dopo, al come, al quando, al se.

Stare qui, e non da soli. E non a vuoto.

Allora ho scelto due versi della poetessa e amica Francesca Serragnoli.

E’ l’inizio di una sua poesia all’interno della raccolta Il rubino del martedì. Titolo che è una citazione, ma anche un memorandum: ci sono senz’altro pietre preziose nascoste nei comuni giorni feriali.

Cucire

Mi erano piaciuti da subito quei due versi, ma la poesia lavora dentro come un tarlo e col passare degli anni scava dei tunnel che diventano anche rifugi sicuri, protetti.

Dunque cucire, vorrei che questo verbo mi accompagnasse da gennaio a dicembre. Che dettasse il passo negli incroci pericolosi di ogni nuova mattina. Cucire, il verbo delle nonne sedute accanto alla finestra. L’azione minuscola e rivoluzionaria che lega, e stringe. Richiede pazienza e occhi sgranati. E stare sul pezzo, anzi sul pezzettino.

Ricordo i pomeriggi in cui trovavo nonna Lucia seduta accanto alla portafinestra della cucina. La cena sobbolliva già sui fornelli. E lei mica accendeva la luce. No, cuciva con quel poco di sole che già andava verso il tramonto. E se glielo chiedevo (“Accendo la luce?”), guai! Chissà. Stava piegata, anzi rannicchiata a rammendare camicie con quel suo paio di occhiali spessi. Nella semioscurità. Forse dovevo capirlo già da allora che cucire è una faccenda coraggiosa.
Prendersi tutto il tempo di cucire, questa qui è la sfida enorme.

Photo by Los Muertos Crew on Pexels.com

tutto il tempo

Prendersi il tempo, non perdere tempo. Tutto il tempo, poi, non è cosa da poco. Vuol dire perdere la brutta abitudine di rincorrere le cose da fare. Imparare a fermarsi, imporselo, di fronte alle piccole cose che meritano cura.

Per fare un disastro enorme una bomba ci mette una frazione di secondo. Invece, più una presenza è piccola più esige dedizione. Meno è visibile, più tempo richiede. Nessuno verrà con una lente d’ingrandimento a valutare la meraviglia di un bottone ben cucito su un cappotto. Eppure, se certi bottoni potessero parlare sfornerebbero storie d’amore incredibili. A proposito, non è forse vero che certi abiti appena comprati hanno i bottoni che si sfilano subito? Non c’è dietro una mano innamorata che dice: “Dai, faccio altre due passate di filo”.

E – anche se non ce ne rendiamo conto – quei minuti in più a fare altre due passate (che poi diventano tre) sono la preghiera che la vita di chi amiamo tenga, si aggrappi forte a qualcosa che non cede, che resiste. E’ un filo, ma in fondo vorremmo che fosse la presa di una mano dalla presa più che umana.

Photo by Pixabay on Pexels.com

un bottone

Sì, cucire un bottone. Non spostare montagne. Il senso delle nostre azioni non si misura dal risultato clamoroso e visibile, ma dalla premura che ci muove. C’è qualcosa che posso fare oggi per far sentire a chi ho a fianco che siamo parte della stessa cordata?

C’è un modo di dire che andrebbe capovolto. “Attaccare un bottone” significa – almeno dove vivo io – che qualcuno comincia a parlare e non la smette più. Ha un’accezione negativa che nasce probabilmente dal fatto che per attaccare un bottone ci vuole tempo – vedi sopra :-).

Possiamo diventare dei fastidiosamente allegri attaccatori di bottoni. Mi spiego.

Sarebbe bello che nel corso del nuovo anno ci raccontassimo di “bottoni cuciti”, piccoli rammendi quotidiani. Si può fare? Penso di sì. Aiutatemi però. Mettiamoci di buona lena a osservare le nostre giornate, prendiamo appunti e proviamo a riconoscere piccole circostanze in cui abbiamo attaccato un bottone. Ci siamo presi tutto il tempo di cucire qualcosa, di investire in premura spicciola e minuta nei confronti di chi incrociamo.

Non lasciatemi qui a fare dei monologhi, eh! Mandatemi i vostri bottoni cuciti, senza nessuna pretesa letteraria. Due righe, un racconto in presa diretta dell’accaduto alla mia mail: annalisateggi@gmail.com.

Li condivideremo per ricordarci che dietro una superficie tempestosa che parla di strappi, urti, colpi, c’è una presenza reale e solida di cura umana.

Photo by Suzy Hazelwood on Pexels.com

Un commento

  1. Cucire un bottone con amore è preghiera direbbe santa Teresina.
    Grazie per queste perle che ci regali,grazie veramente !

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