Predica bene e razzola male (per fortuna)

Cielo e puttane

9 anni fa fui parte del gruppo che costruì la mostra dedicata allo scrittore G.K. Chesterton per il Meeting di Rimini. Il fulcro dell’idea che volevamo mettere al centro della mostra era l’intuizione di Chesterton sulla meraviglia: non devi andare in capo al mondo, lì dove sei si manifestano le grandi verità eterne che riempiono di senso la vita. L’Amore s’incarna a Parigi ma anche nell’appartamento al quarto piano di un condominio nella periferia di Empoli.

L’ipotesi che proposi per il titolo fu Il cielo in una stanza, celebre titolo della canzone di Gino Paoli e ottima sintesi dell’idea chestertoniana. Capita – ed è fantastico – che uomini collaborino tra di loro ignorandosi a vicenda. Il Cielo viene davvero ad abitare in una stanza, addirittura andò a nascere in una grotta.

Questa l’ipotesi. E apriti cielo, appunto. Alcuni ammiratori dell’opera di Chesterton – non molti in realtà – mi aggredirono a suon di mail (in modo nient’affatto chestertoniano) perché avevo osato sporcare Chesterton con Gino Paoli che compose quella canzone per una puttana.

In quanto alla dedica, Gino ha svelato un segreto: «Era per una puttana della quale mi ero innamorato, perché a quei tempi le ragazze non te la davano. E poi chi ha detto che non si può amare una puttana? Per me il sesso è come un sacrificio umano, qualcosa che ti scaraventa in una dimensione mistica. Se non c’è amore, lo chiama, lo fa nascere, magari anche solo per quel momento».

Da Gq
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Ignoravo la cosa, ma ne fui commossa. Mi pareva ancora più significativo che un’intuizione sacra e profonda fosse nata da un atto sessuale occasionale. Chi lo dice che l’occasionale non possa diventare un’occasione? Che ne sarebbe di noi se le intuizioni buone ci piovesse addosso solo quando siamo buoni?

Predicare bene

Il modo di dire predica bene, ma razzola male lo usiamo prevalentemente in senso dispregiativo. Penso sia innanzitutto realistico. Direi anche che è una buona notizia.

Raramente siamo all’altezza del bene che, pure, siamo in grado di pensare e affermare. Non mi sto riferendo alla menzogna – di cui siamo altrettanto capaci – per cui un uomo si veste di parole belle che tradisce consapevolmente. Non sto parlando della falsità connivente di chi inganna sapendo di ingannare.

Sto invece guardando alla nostra più normale normalità, quella in cui predichiamo sinceramente il bene. Parliamo a parole di verità, di carità, di coraggio, perché ne riconosciamo il valore e siamo spiritualmente protesi a riconoscere questo orizzonte come il traguardo di tutto il nostro essere.

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Dante disse che l’essere umano è come la linea dell’orizzonte, la sua anima appartiene al cielo, il suo corpo alla terra. Predica bene è la parte celeste di noi. C’è di che stupirsi del fatto che esista in noi questa intima capacità di discernere ed essere attirati da un bene più grande e più puro di noi. L’anima spinge su, verso l’eterno a cui appartiene, ma è affratellata a un corpo piantato nella terra.

Andiamo a razzolare

Rovazzi mi perdonerà se mi concedo una licenza poetica sul suo tormentone. Il trattore in tangenziale è un’immagine che ti resta addosso perché è palesemente assurda. Il trattore è inadeguato. Ma non c’è niente di più vero, siamo su una strada che porta al cielo e noi la percorriamo coi nostri trattori. Beati quelli (no, non credo…) che s’illudono di andare in cielo con una BMW bianca.

Sulle nostre tangenziali quotidiane si va a razzolare. E’ un verso dal suono onomatopeico spettacolare. Non pensi che in quel suono grezzo e ruvido – RAZZOLARE – ci sia la sintesi perfetta di ogni nostro giorno? Ci sento il rastrello che sfrega per terra e fa venire un brivido alla schiena. Prende su foglie secche e sassolini. Ci vedo la gallina che raspa con le zampe e trova un verme sotto la terra.

Razzoliamo male, cioé stentiamo, ci proviamo. Seminiamo buone intenzioni e raccogliamo i nostri inciampi. Questo ci ferisce, proprio perché siamo fatti in modo misteriosamente meraviglioso. Ed è la ferita di stare sulla linea dell’orizzonte. È la sfida di avere una scheggia di cielo in un corpo che fu creato dal fango. È un’ottima notizia.

Il cerchio si chiude perché qui ritorno a Chesterton. Lui stesso scrisse la risposta perfetta per i tristi puritani che si aspettano che il bene sia solo sulla bocca dei puri e dei buoni.

Noi siamo la misera razza dei poeti, scrittori, e di tutti quegli uomini che pensano di aver qualcosa da dire. […] Non pensate a me, pensate ai grandi cantori e oratori, le cui voci hanno sostenuto e rinnovato il mondo. […] E provate a pensare a quanti pochi tra loro, quanti pochi davvero, sono mai stati degni di ciò che hanno cantato o detto.
[…] nel corso del tempo molti profeti hanno profetizzato e molti poeti hanno testimoniato verità eterne, eppure quasi mai lo ha fatto l’uomo che c’era dietro il poeta o profeta; perché quasi mai dietro i poeti e profeti ci sono uomini forti, sani, equilibrati e completi. I poeti si siedono sul trono di Dante, e qualunque cosa vi dicano di fare, voi fatelo; ma non seguite ciò che c’è dietro le loro opere. Perché loro proclamano il vero, ma non lo fanno.

G. K. Chesterton da “La sorpresa”

Quello che vale per i poeti, vale per ognuno di noi. Non ci sono scuse. Non lamentarti del trattore pesante che sei … va lento, fa rumore, inquina, razzola molto male … ma la strada su cui viaggia segna la traiettoria giusta, che gli occhi dell’anima intuiscono. Bisogna sudarsi ogni giorno il bene di cui non siamo all’altezza con le opere e i fatti.

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